Marie-Claire Koulibaly
Inclusione

Marie-Claire Koulibaly

Direttrice fondatriceLes Orchidées rouges

Perché il corpo delle donne deve essere un oggetto di realizzazione di sé e di presa di posizione nella società?

10:38·24 gennaio 2025

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Marie-Claire Koulibaly è la direttrice e fondatrice dell’associazione Les Orchidées rouges in Francia e in Costa d'Avorio, che milita per l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili, dei matrimoni forzati e di tutte le violenze di genere e sessuali nel mondo.

L’associazione fondata da Marie-Claire Koulibaly porta il nome di un fiore che simboleggia la passione, il desiderio ardente di fare l’amore e anche la perseveranza. Scegliendo questo fiore come nome ed emblema dell’associazione, si voleva dire alle donne che anche loro hanno il diritto di provare desiderio e piacere sessuale. “Ricostruirsi dopo l’infibulazione è come un fiore che viene tagliato e che ricresce più bello di prima”, racconta Marie-Claire Koulibaly, lei stessa vittima di infibulazione all’età di soli 9 anni.

Per accompagnare le donne vittime di infibulazione e/o di matrimonio forzato, bisogna prima comprendere l’aspetto antropologico e interculturale di queste questioni”, spiega la fondatrice delle Orchidées rouges. “Partiremo dalla rappresentazione di ciò che la persona ha subito per lavorare con lei, con un accompagnamento personalizzato, co-costruito con ciascuna di queste donne. Ci sono tanti percorsi quante sono le donne”.

Un percorso che permetterà loro di riappropriarsi del proprio corpo e della propria sessualità sviluppando un legame benevolo con se stesse, ma anche un potere di azione che passerà attraverso il rafforzamento dell’autostima, fino all’inserimento socio-professionale.

Oltre a riparare le ferite, vogliamo la liberazione mentale delle donne per costruire una vita in accordo con le loro aspirazioni più profonde”, insiste Marie-Claire Koulibaly, “il che richiede di decostruire il negativo inculcato fin dalla più tenera infanzia e ricostruire il positivo”.

Il corpo non è un oggetto di tortura ma un oggetto di benessere, di bellezza, di realizzazione di sé, ma anche di presa di posizione nella società e di liberazione economica, per diventare padrona del proprio destino”, conclude.

Florence Jaillet
Giornalista impact.info
Pubblicato il 24 gennaio 2025